LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Chiesa1

NOTIZIE STORICHE

Nell’archivio parrocchiale è custodito il documento-pergamena di fondazione dell’erezione canonica della parrocchia, in data 17 marzo 1583, su richiesta del visitatore apostolico Mons. G. Scarampi, smembrandola da quella di Villanova per gli abitanti di "Planum Faytum" (allora vescovo di Mondovì Mons. Vincenzo Lauro). La povera cappella delle origini (intitolata, da sempre, ai santi patroni San Giovanni Battista e San Michele Arcangelo), venne ampliata dopo l’erezione, ingrandita ancora nel 1600, secondo le linee e lo stile artistico, dell’Arch. F. Gallo. Venne trasformata in Chiesa barocca dall’Arch. Goletti negli anni 1720-1794. La chiesa di Pianfei ebbe le sue origini nel tardo secolo XVI. Tale datazione è attribuibile non tanto all’edificio in sé, nelle forme in cui lo troviamo oggi, quanto alla Parrocchia in generale la quale, nel 1583, ottenne l'indipendenza dalla giurisdizione della chiesa madre di Santa Caterina di Villavecchia di Villanova Mondovì. Tale autonomia, che permise finalmente ad un Sacerdote di dedicarsi totalmente ed esclusivamente alla "cura delle anime" dei Pianfeiesi, non sarebbe mai stata possibile senza la presenza consolidata di una piccola ma determinata comunità di fedeli attorno ad una primitiva cappella campestre. Di questa prima chiesa, già intitolata a San Giovanni Battista, si hanno scarse notizie. Durante il secolo XVII fu ampliata più volte, sia a causa della crescita della popolazione, sia e soprattutto per adeguarla al nuovo ruolo di Parrocchia. In particolare, nel 1667 i lavori di restauro e di miglioramento portarono all'innalzamento della navata centrale, che precedentemente presentava la stessa altezza delle navatelle laterali, ed al suo coronamento a volta. L’edificio iniziò così ad assumere un aspetto simile a quello odierno, tuttavia non definitivo. Infatti, nel 1720 fu oggetto di un altro rifacimento, per ingrandirlo in funzione dell’accresciuta popolazione pianfeiese. A tal fine, fu necessario richiedere al Re Vittorio Amedeo II di Savoia la concessione per l’occupazione di una porzione di suolo pubblico, probabilmente verso il lato della facciata. I lavori si protrassero fino alla fine del secolo, comportando, di fatto, la sostituzione pressoché totale dell’edificio esistente. Si iniziò probabilmente dall’abside e presbiterio, che costituiscono quindi la parte più antica della struttura attuale. Nel 1790 si procedette ad un ulteriore ampliamento e rifacimento della Chiesa, questa volta sotto la guida sicura di un progetto a firma dell’architetto Goletti, della cui vita e opera poco si conosce. In una nota della Miscellanea Artistica della Provincia di Cuneo, scritta dal Prof. Attilio Bonino nel 1935, si riporta l'ipotesi che egli fosse il luganese Giuseppe Galletto, che in quei tempi lavorava come capomastro sotto Francesco Gallo e che architettò il Santuario di San Magno, le due parrocchie di Castelmagno e la parrocchia di Pradleves. Un documento del 1789, reperibile presso la Curia Vescovile di Mondovì, descrive minuziosamente i motivi che hanno spinto a rivedere il precedente intervento da poco concluso. Pare infatti che la commistione di stili che si erano venuti sommando all’interno della struttura nel corso delle varie modifiche, fosse considerata particolarmente indecorosa. Si cita, inoltre, l'angustia dell’edificio, il degrado degli altari nelle cappelle laterali, nonché la spesa che avrebbe comportato il risanamento dei muri esistenti già particolarmente degradati. Tuttavia, l’informazione più interessante desumibile da questo documento riguarda la presenza di due differenti disegni, entrambi elaborati dall'architetto Goletti e sottoposti al vaglio del Vescovo della Diocesi di Mondovì, per la scelta del migliore. Purtroppo, l’Archivio Parrocchiale conserva solo due sezioni direttamente riferibili alla Chiesa di San Giovanni Battista, non datate né firmate, forse appartenenti appunto ad uno dei due progetti del 1789. Le differenze con la struttura attuale sono tuttavia significative, per cui si può supporre che appartengano al progetto scartato. La Parrocchiale di Pianfei riprende chiaramente il modello dell’architettura del Duomo di San Donato di Mondovi Piazza, opera di Francesco Gallo, caratterizzata da una croce greca maggiore centrale, evidenziata dalla grande volta a calotta, e quattro croci simili minori ai lati. L’impiego di maestranze provenienti dal Canton Ticino, pratica consueta per le strutture barocche, garantì il rapido compimento dei lavori, quasi completamente terminati già nel 1794, data riportata sul frontone della facciata. Seguì l’opera di abbellimento dell’interno, attraverso il commissionamento di diverse pale pittoriche, l’inserimento degli altari laterali (l’altare maggiore era invece stato inaugurato già nel 1789, segno che la parte del presbiterio non fu più oggetto di modifiche), delle balaustre e dell’organo. Infine, su progetto del pianfeiese Michele Bongioanni, nel 1825 fu eretto il campanile, la cui base, tra il presbiterio e l’antica sacrestia, era già stata fondata durante l’ampliamento del 1720. All’inizio del Novecento si stabilisce definitivamente l’aspetto dell’interno con il completamento della decorazione pittorica, effettuata da artisti piemontesi di fama locale.

STRUTTURA DELLA CHIESA

Edificio di notevole volume con pianta a croce greca. Internamente lo spazio è suddiviso tra la navata principale e i due bracci laterali. L'innesto dei corpi confluisce in una volta emisferica. Tessitura muraria in pietrame e mattoni con elementi decorativi quali cornici alle finestre, lesene, capitelli, cornicioni in mattoni a vista e in parte intonacati. Il ricchissimo apparato decorativo interno è costituito da decorazioni sulle volte semielissoidali e costoloni di collegamento. Torre campanaria a sezione quadrata con mattoni a vista legati a calce, copertura a piramide.

ORGANO DELLA CHIESA

Organo di pregevole fattura: A. Julien De Vence 1678 (cassa barocca) F. Vittino 1888. Le prime notizie sull'organo risalgono agli anni 1678/1679, periodo in cui il celebre organaro francese Antonio Julien da Vence costruì lo strumento per la grandiosa chiesa di Mondovì detta "della Missione". Nel 1804, durante l’ occupazione Napoleonica, l’organo, cassa compresa, venne messo in vendita ed acquistato dall’Amministrazione Parrocchiale di Pianfei. Lo strumento, purtroppo privato di parte delle canne e mutilato anche nella cassa, venne rimontato a Pianfei negli anni 1805/1806 da parte dell’ organaro Giovanni Battista Baracco che rinnovò alcuni registri e ne aggiunse di nuovi. Nel 1888/1889, l’ organo fu oggetto di un radicale rinnovamento. La ditta organaria del Cav. Francesco Vittino di Centallo arricchì ancora lo strumento di altri registri, portando il numero delle canne da 436 a ben 1040.

Disposizione fonica

Fagotto bassi principale bassi 16

Tromba soprani principale soprani 16

Clarone bassi principale bassi 8

Corno inglese soprani principale sopr 8

Corno bassetto soprani ottava bassi

Flauto traverso soprani ottava sopr

Flauto in ottava soprani duodecima bassi

Ottavino soprani duodecima soprani

Violino dolce soprani decima quinta

Violino flebile soprani decima nona

Viola bassi vigesima seconda

Voce umana soprani ripieni due

Trombone dodici pedali ripieni due

Campanelli sopr unione dei pedali

Terza mano soprani contrabbassi in 16 con ottava-pedali Timpani in 12 tuoni pedali

Trasmissione meccanica

Una tastiera di 61 tasti

(inizio soprani: do25)

Pedaliera a leggio di 17 tasti+4 : fagotto e tromba; corno inglese; ottavino; terza mano

Pedaletti: ripieno; combinazione alla lombarda; timpani.

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